
L’idea di uno zodiaco inclusivo nasce nel contesto di un lavoro collettivo con EQUILATERE, realtà bolognese che si occupa di gender editing e illustrazioni inclusive. Insieme alla mia collega Annalisa Lai abbiamo creato dei segni zodiacali in cui le soggettività rappresentate non fossero canoniche bellezze occidentali ma abbracciassero più realtà corporee, nella prospettiva di contribuire alla lotta contro varie discriminazioni che molto spesso vengono vissute in maniera combinata e intersezionale.
Sopra vedete l’ofiuca, tredicesimo segno zodiacale espunto dal nostro zodiaco. La rielaborazione di questo segno poco noto in veste femminile è un omaggio alla saggezza delle donne vecchie e all’ingiustizia subìta dalle streghe, depositarie di saperi in competizione col monopolio maschile della sapienza.
Di seguito invece trovate i sei segni da me illustrati (gli altri sei sono stati disegnati da Annalisa Lai e li troverete sul nostro sito EQUILATERE).

Una studentessa cinese è l’ispiratrice della mia Ariete. La discriminazione xenofoba verso le persone di origine cinese si chiama sinofobia, e può degenerare in episodi di violenza quando il flusso migratorio dall’Asia aumenta o nei casi di diffusione di malattie erroneamente collegate alle singole persone (in questo caso di aspetto orientale). Ma per i pregiudizi spesso non c’è bisogno nemmeno di un evento scatenante: sono dentro di noi, e più ne parliamo, meglio li riconosciamo, più facilmente ce ne liberiamo.
La Bilancia che cerca di rimettere in equilibrio la nostra fame di tempo e denaro, è una persona cieca, portatrice di una disabilità e come tale esposta all’abilismo, discriminazione cui vanno incontro appunto le persone disabili (che la disabilità sia motoria, sensoriale o d’altro tipo, poco importa). Ricordiamo che molte delle persone dette “disabili” sono in realtà ‘disabilizzate’ (disabled, come meglio si dice in inglese) dall’organizzazione degli spazi e delle attività. È davvero così difficile porre rimedio?


Due persone uguali ma dai colori diversi: rosa e celeste. Vi dicono qualcosa? Impossibile stabilire se sono un bambino o una bambina: persone non binarie, trans, fluide, hanno corona e aspetto regale per rendere omaggio al loro diritto all’autodeterminazione, padrone di scegliere la propria identità di genere. Ho voluto creare un’immagine che si schierasse nettamente contro la transfobia in una società così spaventata da soggettività non rispondenti alla norma.
Una vecchia nativa americana è la nostra leonessa. La forza, la saggezza, la vitalità sono caratteristiche raramente associate alla vecchiaia, ma se riuscissimo a riconoscere l’ageismo che è in noi, le persone anziane subirebbero meno discriminazioni da parte di quelle giovani (e viceversa, perché questa è l’unica discriminazione in cui c’è reciprocità). Ho voluto rendere omaggio anche alle lotte dei popoli nativi americani, che ci ricordano quanto siamo parte della natura: quello che succede alla natura, succede a noi.


Una persona si prepara al lancio malgrado la scoliosi e un aspetto fragile: ce la farà? Perché non dovrebbe? Diamo troppa importanza all’aspetto, giudicando le persone su basi esteriori (ed estetiche). La discriminazione basata sull’aspetto è molto nascosta e normalizzata, e quindi è poco conosciuta, ma ha un nome: lookismo. Essere “storte”, “troppo magre” o “troppo grasse”, avere una parte del corpo “brutta”, insomma non essere conformi al canone di bellezza (che è culturalmente definito e quindi arbitrario) non devono essere parametri per giudicare il valore di una persona.
Una donna guarda al futuro e resiste quotidianamente ai pregiudizi e agli sguardi di disapprovazione di persone non musulmane, ovvero resiste all’islamofobia: ostilità diffusa e raramente discussa con mente lucida e aperta. Anche in questo caso le donne sono le più esposte perché la loro fede si vede nell’abbigliamento. In Italia la Costituzione vieta la discriminazione su base religiosa: anche battute irrispettose e modi infantilizzanti di rivolgersi a donne e ragazze “velate” sono forme di discriminazione.
